Traffico internazionale di stupefacenti al Porto di Salerno: la mente è un siriano latitante

I finanzieri del Comando Provinciale di Salerno danno la caccia a un cittadino siriano Taher Al Kayali, latitante, indagato per traffico di stupefacenti. I fatti si ricollegano al sequestro di diciassette tonnellate tra captagon e hashish eseguito a giugno del 2020 nel porto di Salerno. Secondo le indagini condotte dalla Procura Distrettuale, un soggetto di origini siciliane residente in Svizzera di 47 anni, Alberto Eros Amato, e uno spedizioniere doganale salernitano di 51 anni, Giuliantonio Apicella, sarebbero responsabili dell’intermediazione logistica dei carichi di sostanza stupefacente provenienti dalla Siria. Entrambi sono stati raggiunti da una misura cautelare nell’agosto del 2021. Amato è stato recentemente condannato a 10 anni di reclusione dalla Corte d’Appello, mentre per Apicella il processo è ancora in corso innanzi al Tribunale di Salerno.

Le indagini si sono concentrate sull’identificazione del mittente della droga e delle operazioni di trasporto, originariamente sconosciuto. Secondo le informazioni raccolte finora, l’individuo sarebbe stato identificato attraverso l’analisi forense di telefoni cellulari e l’esame di alcuni messaggi verosimilmente scambiati con Amato tramite le piattaforme Whatsapp e Telegram.

A quest’ultimo sarebbero state fornite istruzioni sulle procedure da seguire, con specifico riferimento alla pratica del “tramacco”, consistente nel trasferire la merce di copertura da contenitori originali in altri “nazionalizzati”, al fine di far perdere le tracce della provenienza del carico e giustificare tali artifici con documentazione commerciale di accompagnamento emessa da aziende compiacenti. Eliminare ogni traccia dell’origine siriana della spedizione, per evitare le ispezioni doganali a cui i container contenenti la droga sarebbero stati sottoposti negli scali intermedi. Il porto di Latakia in Siria è infatti inserito nella “black list” del sistema doganale. Le indagini continuano per fare luce su tutta la vicenda e individuare eventuali altri responsabili.

In seguito alla cooperazione tra le autorità italiane e tedesche, è emersa l’ipotesi dell’esistenza di una consolidata rete criminale dedita al traffico internazionale di captagon, vicina alle autorità siriane, con la presenza di una potente cellula delinquenziale all’interno del porto di Latakia. Tale cellula sarebbe coordinata da una serie di soggetti, tra cui operatori doganali, spedizionieri doganali e organi di controllo, che lavorerebbero per curare sistematicamente l’invio di grandi quantità di stupefacente. Durante un interrogatorio tenuto ad Essen, in Germania, nel mese di aprile 2022, uno dei principali indagati del procedimento tedesco ha fornito informazioni ritenute significative a carico di Al Kayali e ha rivelato dettagli sul business messo in piedi dalle organizzazioni criminali filosiriane, sulla complicità di soggetti addetti ai controlli doganali e sulla riconducibilità ad ambienti siriani di alcuni esponenti di spicco che gestiscono tali affari illeciti.

È importante sottolineare che il provvedimento cautelare emesso nei confronti di Al Kayali si basa sugli elementi probatori acquisiti in fase di indagini preliminari, e pertanto, in attesa di un giudizio definitivo, sussiste la presunzione di innocenza.

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