Nuove scoperte nel tempio di Paestum. La direttrice D’Angelo: “Ritrovamenti eccezionali”

FOTO PARCO ARCHEOLOGICO DI PAESTUM VELIA - Elemento architettonico con gocciolatoio a protome leonina +++ ATTENZIONE FOTO EMBARGATE FINO AL 15/4/2023 ORE 11.00 +++

Nuove importanti scoperte per riportare alla luce il tempio scoperto nel 2019 dai ruderi delle mura dell’antica città greca di Paestum hanno portato alla luce importanti scoperte.

Tra questi un piedistallo in pietra con gradini, decorazioni del tetto in terracotta colorata con gocciolatoi a forma di leone, una straordinaria gorgone e una commovente rappresentazione di Afrodite.

Vi sono inoltre anche sette stupefacenti teste di toro, un altare con boschetti nelle pietre per raccogliere liquidi sacrificali e centinaia di ex voto con immagini di Eros che cavalca un delfino alla maniera di Poseidone, il dio che ha dato il nome alla città.

Tiziana D’Angelo, Direttrice del sito archeologico di Paestum ha affermato che lo scavo era destinato a cambiare la storia documentata dell’antica Poseidonia, quasi una finestra aperta su un frammento lungo 500 anni della vita della città che i greci di Sibari fondarono nel 600 a.C.

Una nuova campagna di scavi era stata avviata nel 2020 ma poi interrotta dalla pandemia e soltanto pochi mesi fa è stata ripresa.

“Quello che abbiamo davanti oggi è il momento in cui il tempio fu abbandonato, tra la fine del II secolo a.C. e l’inizio del I, per motivi ancora da chiarire”, continua D’Angelo.

Quindi una scoperta molto importante perché dimostra l’autonomia artistica e culturale della comunità e smentisce chi ha sempre creduto che le colonie si limitassero a copiare le opere della madrepatria.

Straordinaria è anche la gamma di oggetti rinvenuti nello spazio che separa la facciata dell’edificio dall’altare, statuette in terracotta con volti di donatori o divinità di cui 15 raffiguranti il piccolo Eros che cavalca un delfino, templi e altari in miniatura.

D’Angelo ancora racconta che sembrano essere stati posti a terra con devozione, “come in un rito di chiusura” quando il tempio, che era ancora in uso nel periodo lucano, andò in disuso con l’arrivo dei Romani nel 273 a.C.

“E’ il più piccolo tempio periptero dorico che conosciamo prima dell’età ellenistica, il primo edificio che a Paestum esprime pienamente il canone dorico”, spiega Gabriel Zuchtriegel, l’ex direttore di Paestum oggi alla guida di Pompei che ha appena dato alle stampe un corposo studio sull’architettura dorica. “Quasi un modello in piccolo del grande tempio di Nettuno”, che appunto doveva essere in costruzione, “una sorta di missing link tra il VI e il V secolo a.C.”.

 

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