Morte di Marzia Capezzuti a Pontecagnano. La “confessione” in un video

“L’amm’ affugat ’”. L’abbiamo strozzata. Non c’è audio nel video: c’è il mimo d’uno strangolamento ad accompagnare il labiale del figlio 15enne di Mariabarbara Vacchiano e Damiano Noschese. Su quelle labbra c’è la prova schiacciante reperita dagli investigatori per documentare le ultime ore di vita di Marzia Capezzuti. È l’estratto d’una videochiamata di tre minuti su Instagram tra il ragazzino e la sua sorella. Il quindicenne racconta che quella 29enne milanese, della quale non s’avevano più tracce dal 7 marzo dello scorso anno, era stata strangolata. Leggendo le centinaia di pagine dell’ordinanza si evince la vita da incubo vissuto dalla 29enne. A Pontecagnano, nella casa dei suoi aguzzini, ha subiti soprusi, torture, pressioni psicologiche. Il tutto per i soldi della sua pensione Inps. Un vero e proprio incubo quello che emerge dall’ordinanza firmata dal Gip del Tribunale di Salerno terminato con la sua morte e l’occultamento del cadavere – secondo l’accusa – da parte dei due coniugi e del figlio 15enne.

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