Femminicidio Capezzuti: dal carcere gli indagati si avvalgono della facoltà di non rispondere

Si avvalgono della facoltà di non rispondere e mantengono il silenzio sulle accuse di maltrattamenti, tortura e omicidio i tre arrestati nel caso di Marzia Capezzuto. B. V. e D. N., dal carcere di Fuorni dove sono detenuti, non mostrano alcun segno di cedimento e pentimento mentre il figlio, il quindicenne ristretto presso il carcere di Nisida chiede di poter vedere la madre. E’ quanto si apprende dalle pagine de “Il Mattino” che ricostruisce gli ultimi sviluppi di una vicenda giudiziaria che fa dell’orrore il suo filo conduttore.

Una videnda giudiziaria con molti punti ancora oscuri e le tante domande che saranno, certamente, chiarite nel corso dal prosieguo procedimentale e che riguardano il perchè il corpo di Marzia sia stato riconosciuto con così tanto ritardo se, all’atto del ritrovamento dei resti, vi sarebbe stato un dente che avrebbe permesso di risalire al dna della ragazza ma, ancora più grave, è perchè se tutti sapevano nessuno ha parlato e le segnalazioni sullo stato di maltrattamenti di cui è stata vittima Marzia sono partite così in ritardo.

Un femminicidio che, certamente non si sa se si sarebbe potuto evitare ma sul quale, gli arrestati, non hanno intenzione di rilasciare alcuna versione che risponda alle accuse mosse. Il silenzio ha caratterizzato l’interrogatorio dei due indagati, condotto dal GIP Alfonso Scermino.

Preoccupazione su quando potrà vedere la madre è, invece, stata manifestata dal quindicenne. Il ragazzino, che sembrerebbe essere affetto da un deficit di attenzione e apprendimento che influirebbe sulla sua capacità di rendersi conto della gravità della vicenda, sarebbe stato coinvolto nelle sevizie e nei maltrattamenti da appena quattordicenne e la sua telefonata alla sorella è stata la svolta decisiva del caso.

Ricordiamo che Marzia, che si era trasferita nel salernitano perchè legata sentimentalmente alla famiglia Vacchiano-Noschese e sarebbe stata sottoposta, da subito, alle torture più indicibili. Lo scopo sarebbe stato quello di impadronirsi della sua pensione di invalidità.

A ricostruire l’indicibile avrebbe contribuito anche una figlia della Vacchiano che avrebbe raccontato, agli inquirenti, le confessioni della madre.

 

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