Polemiche a Sanza sul concerto degli Articolo 31. L’opposizione: “Sperperati i soldi delle famiglie sanzesi”

Risveglio polemico quello che hanno avuto i cittadini di Sanza domenica mattina. Nella prima mattinata di ieri sono infatti comparsi nelle strade del paese dei manifesti affissi dal gruppo consiliare SiAmoSanza, contrario alla scelta dell’amministrazione comunale di ospitare nella cittadina del Vallo di Diano il concerto degli Articolo 31 tenutosi lo scorso 23 agosto nell’ambito del “Meeting del Cervati 2023”.

Secondo la minoranza l’amministrazione Esposito avrebbe “sperperato i soldi delle famiglie sanzesi per ospitare un evento dalla durata di poche ore, il cui obiettivo, si legge nella delibera di Giunta n. 62 era annunciato come quello di “rafforzare la conoscenza dell’attrattività della Campania nel suo complesso sul mercato turistico italiano e estero, attraverso la valorizzazione delle peculiarità, delle eccellenze e degli elementi di attrattiva presenti sul territorio regionale”. Il Comune di Sanza, con firma del vicesindaco, aveva così stipulato un contratto di 183mila euro per la realizzazione del concerto, prevedendo di sostenere buona parte della spesa con l’introito dei biglietti venduti, per un ammontare di circa 132.500 euro. “Dei 5mila biglietti messi in vendita, si legge sul manifesto affisso in paese, ne sono stati acquistati però soltanto la metà e il Comune si è visto costretto ad attingere ai 126mila euro che Sanza aveva ricevuto lo scorso anno dal Bacino Imbrifero Montano del Bussento”.

Nel manifesto si legge, ancora, che “si è voluto strafare con un evento del genere gravando sulle casse comunali. Casse comunali che sono sostenute da tutti i cittadini, sia i cittadini che erano muniti di pass che i cittadini che hanno dovuto acquistare il biglietto”, aprendo così il sospetto che non tutte le persone che hanno avuto accesso gratuito al concerto abbiano realmente meritato tale tipo di ingresso non facendo realmente parte della macchina organizzativa dell’evento.

SiAmoSanza avrebbe decisamente preferito che i 126mila euro entrati dal BIM fossero stati spesi per opere di miglioramento di beni comunali, per ridimensionare le tasse a carico dei cittadini o per prevedere dei bonus da destinare a coloro che hanno subito perdite economiche conseguenti alla peste suina africana.

Giovanna De Luca

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