Stellantis ha sfatato il mito del Sud fannullone. L’economista D’Agostino: “Bisogna fare i conti con la politica”

“Va ribadita una questione di cui sono fermamente convinto- afferma l’economista lucano Nino D’Agostino- non basta un piano di sviluppo per uscire da una situazione di grave crisi come la nostra.  Sia i dati strutturali che quelli tendenziali e contingenti confermano la collocazione della Basilicata negli ultimi posti tra le regioni italiane: la devastante migrazione demografica non implica soltanto meno risorse umane disponibili, meno consumi   e meno investimenti, ma anche, se non soprattutto, meno capitale sociale.   Non c’è dubbio che Stellantis, ossia l’impianto industriale della ex fiat di Melfi, riguarda una grande opportunità e una prospettiva almeno interregionale che va costruita con le regioni limitrofe. E’ molto positivo che la multinazionale in esame abbia sfatato il mito di un Sud fannullone –prosegue d’Agostino-  garantendo una produttività del lavoro paragonabile a quella del Giappone, leader mondiale in materia.  Lo dimostrano i premi di produzione, pari a 2.000 euro lordi che la multinazionale ha di recente distribuito ai suoi dipendenti, grazie alle performance straordinarie prodotte attraverso il fatturato conseguito, pari ad una crescita del 6% che ha comportato un utile di 18,6 miliardi di euro (+ 11%). Il futuro non sarà tutte rose e fiori: l’azienda dovrà radicarsi sul territorio lucano, cosa mai fatta finora, avendo operato sostanzialmente da separata in casa e dovrà reagire al progressivo restringimento produttivo con investimenti corposi. Sarà importante sapere cosa Stellantis intenda fare in Basilicata e non solo –afferma l’economista lucano- con risorse proprie e con gli incentivi dello Stato nel prossimo futuro per accrescere la sua filiera produttiva, per fugare, tra l’altro, le riserve in merito al suo impegno in Italia, privilegiando la Francia. Ma volendo stare terra terra –dice D’Agostino -e quindi soffermarci sulle questioni localistiche immediate riguardanti il processo di mobilitazione lavorativa in atto, tra i soldi dati ai lavoratori dalla multinazionale per incentivarli a licenziarsi, il conseguente tfr dei lavoratori e le altre forme di accompagnamento alla pensione, in corso di studio, è possibile trovarsi avanti a risorse utili per il reimpiego degli stessi. Peppino Brescia, già sindaco di Melfi e più volte parlamentare, ha già raccolto dati significativi, ancorché provvisori, sull’entità delle forze lavorative potenzialmente interessate, stimate in circa 1500 addetti. E’ una fase di partenza per approdare ad uno studio dettagliato che coinvolga le varie istituzioni, in un’ottica di un vero e proprio progetto di mobilità, raccordando interventi formativi e azioni imprenditoriali con relative coperture finanziarie”, conclude l’economista.

 

Redazione Basilicata

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