Attenzione ora anche ai rifiuti (non sotto inchiesta) stipati nella sede della Sra di Polla

Nella sede della Sra, a Polla, sono stipate numerose b

alle di rifiuti da diversi mesi. L’azienda è praticamente chiusa e secondo l’indagine portata avanti dalla Procura di Potenza si è proceduto a una cessione ritenuta, dai magistrati, illecita della stessa Sra alla Gf Scavi legata ad alcuni parenti stretti della famiglia Palmieri proprietaria di fatto della Sra. Preoccupano quei rifiuti – estranei all’inchiesta italo-tunisina – presenti all’interno della struttura situata nella zona industriale “Gerardo Ritorto” di Polla tanto che il procuratore Francesco Curcio ha assicurato che ci saranno accurati controlli per verificare di che immondizia si tratti. Inoltre l’area – già al centro di tre diversi incendi negli ultimi venti anni – sarà controllata con estrema attenzione, e lo è da tempo come assicurato dal sindaco Massimo Loviso che ha avviato una serie di accertamenti e di azioni a difesa del Comune. Si sta lavorando – lo si faceva anche prima con le persone preposte – per lo smaltimento delle balle. Proprio dal sito di Polla sono partiti i 284 container al centro dell’inchiesta Atlante scattata nei giorni scorsi a opera del personale della Direzione Investigativa Antimafia e del Gruppo Carabinieri per la Tutela Ambientale e la Sicurezza Energetica di Napoli, il tutto coordinato dalla Procura di Potenza. L’operazione ha visto impegnati circa 80 unità tra carabinieri del Reparto speciale dell’Arma e personale della Direzione Investigativa Antimafia, con il supporto della compagnia di Sala Consilina. L’inchiesta era scattata nel 2020, quando dal porto di Salerno partirono alla volta della Tunisia diversi carichi di rifiuti speciali stoccati come plastiche. All’interno dell’azienda c’era stato anche un sopralluogo da parte della Commissione parlamentare Ecomafie del precedente governo guidata dall’onorevole Stefano Vignaroli che all’epoca dei fatti aveva puntato il dito contro gli uffici della Regione. “Se la Regione Campania – si leggeva sul report – avesse verificato, come avrebbe dovuto fare, che nel sito web della Convenzione di Basilea sono indicate le autorità competenti di ogni Stato che vi aderisce e che per la Tunisia il funzionario indicato appartiene alla Direzione generale per l’ambiente e la qualità della vita tutto questo non sarebbe accaduto. La negligenza dei funzionari della Regione Campania è andata anche oltre, poiché, indipendentemente da quale fosse stata la corretta autorità competente tunisina, se i funzionari regionali avessero svolto con meno superficialità l’istruttoria per la spedizione transfrontaliera, si sarebbero facilmente accorti che il rifiuto CER 191212, per cui la Sra chiedeva l’esportazione con destinazione recupero, in realtà non era affatto recuperabile”. Era il settembre del 2022. A distanza di un anno mezzo tale tesi è stata confermata – e anche ribadita – dalla Procura di Potenza.

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