Rifiuti italo tunisini. La sede della Sra di Polla monitorata 24 ore su 24. Karbai: “Riprendetevi i rifiuti bruciati”

La sede della Sra nella zona industriale di Polla è monitorata 24 ore su 24 da carabinieri e vigilantes. Lo aveva detto il procuratore di Potenza, Francesco Curcio, che la presenza di centinaia di balle di rifiuti – non legati all’inchiesta italo-tunisina – preoccupavano e che sarebbero stati esaminati e per questo motivo c’è massima attenzione da parte delle forze dell’ordine. I rifiuti all’interno della sede – si ricorderà – per tre volte sono andati in fiamme negli ultimi vent’anni senza mai aver scoperto se qualcuno avesse dato loro fuoco. Un’auto dei carabinieri della Compagnia di Sala Consilina, guidata dal capitano Roberto Bertini, vigilia attorno all’area e le guardie giurate controllano, questi ultimi lo facevano anche prima dell’inchiesta, la zona industriale “Gerardo Ritorto”. Intanto continuano ad arrivare reazioni sull’inchiesta che ha portato 16 persone finire nei guai, accusati a vario titolo del traffico internazionale di rifiuti dall’Italia, da Polla, in Tunisia. Dalla Sra della famiglia Palmieri alla Soreplast in Tunisia. Chi per primo ha chiesto l’intervento delle autorità, soprattutto politiche, italiane e campane è stato il parlamentare tunisino in esilio Majdi Karbai. Il politico maghrebino scrisse un appello al Governo italiano (all’epoca guidato da Giuseppe Conte) e alla Regione Campania. Rispose la sola consigliera regionale, ora indipendente, Marì Muscarà. Nelle carte dell’inchiesta di legge. “Sono orgoglioso – ha commentato Karbai – che la Procura di Potenza indichi me come promotore di questa iniziativa con le mie denunce. La battaglia non è finita. Occorre infatti ricordare che in Tunisia ci sono ancora quasi duemila tonnellate di rifiuti bruciati provenienti da quei viaggi illegali e l’Italia e la Regione Campania devono riprenderseli”. Il riferimento è ai resti dell’immondizia arrivata nella sede della Soreplast, il primo carico, dati in fiamme il giorno dopo la visita dell’allora ministero degli esteri, Luigi di Maio, a Tunisi. In quell’incontro si parlò anche dei rifiuti “pollesi” e il giorno dopo questi andarono in fiamme.

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