Frana di Sarno e gestione dell’emergenza in Campania. La denuncia di Legambiente

“A diciassette anni dalla frana che colpì i comuni di Sarno, Siano, Quindici e Bracigliano la prevenzione e la manutenzione del territorio rimangono assenti nell’agenda politica degli amministratori campani. La lotta al dissesto idrogeologico, agli incendi, all’abusivismo edilizio è una questione di governo del territorio, quotidiana, prioritaria, qualcosa del tutto diverso dagli interventi e da una politica dell’emergenza che continua invece ad essere portata avanti. “. Questa la denuncia di Legambiente in occasione dell’anniversario dell’alluvione di Sarno.

“Il 19 per cento del territorio regionale, denuncia Legambiente, oltre 2.500 chilometri quadrati e 504 comuni coinvolti, è ad alta criticità idrogeologica. Pensare di continuare ad agire intervenendo soltanto a sciagura avvenuta non significa soltanto lasciare in balia degli eventi centinaia di migliaia di persone, ma è anche un enorme sperpero di denaro pubblico visto che, secondo le stime basate sugli interventi proposti in questi anni, servirebbero oltre 30 miliardi di euro per intervenire e diversi decenni per poter completare le opere.” Legambiente chiede, dunque, ai candidati governatori della Campania di mettere tra le priorità dei loro programmi la tutela del territorio e la lotta al dissesto idrogeologico, con interventi che possano garantire l’aumento della sicurezza dei cittadini e che rappresentano anche un investimento in termini ambientali, riduzione dei danni al territorio e alle attività, ed economici. disagiate sotto questo punto di vista.

“Piuttosto che rassegnarsi alle tragedie annunciate, dichiara Giancarlo Chiavazzo, responsabile scientifico Legambiente Campania, serve dunque muoversi su due fronti. Il primo, di tipo immateriale con efficacia immediata, consistente nella messa a regime di sistemi di previsione, allerta e allontanamento, attraverso presidi territoriali, piani di prevenzione, informazione/addestramento delle comunità coinvolte. Il secondo invece, di tipo strutturale con efficacia nel medio-lungo termine, con costi da programmare nel tempo, a valle di una seria pianificazione, prevedendo prioritariamente la delocalizzazione delle strutture a rischio. Basta, dunque, conclude Chiavazzo, con interventi di mitigazione del rischio”

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