Il vescovo mons. Antonio De Luca ai suoi sacerdoti: “Il Signore sostiene la vostra fatica, vi conforta e riempie il cuore di gioia”

“Carissimi Sacerdoti, quest’anno la pandemia ci impedisce di ritrovarci insieme nella nostra Chiesa Cattedrale per benedire gli Oli santi e per rinnovare le Promesse sacerdotali. Sentiremo la nostalgia della mancata partecipazione all’unico Pane spezzato e all’unico Calice in comunione di amore e di intenti con il Vescovo e con il presbiterio diocesano”. Inizia così la lettera scritta dal Vescovo della Diocesi di Teggiano-Policastro, mons. Antonio De Luca ed indirizzata ai suoi sacerdoti.

“Stasera però – continua Padre Antonio –  tutti entreremo nel Cenacolo, in maniera discreta e riservata, per dare inizio al Triduo pasquale. Ci ritroveremo spiritualmente nella “sala al piano superiore” (Lc 22,12), per ricordare che nell’Ultima Cena siamo nati come Sacerdoti; faremo memoria con somma gratitudine del giorno della nostra Ordinazione, il natale calicis, riconoscenti dell’alta missione che il Signore ci ha affidato. Siamo nati dall’Eucaristia, difatti  il ministero che ci è stato donato trae origine, vita e agisce operosamente e fruttuosamente perché le nostre mani ogni giorno sono piene “del Pane della vita e del Calice della salvezza”. Mistero della fede è l’Eucaristia e, per riflesso, mistero della fede è il Sacerdozio; due Sacramenti scaturiti dal Cuore del Signore, che restano legati in maniera indissolubile sino alla fine dei tempi (S. Giovanni Paolo II). Fratelli sacerdoti – continua ancora il Vescovo nella lettera – viviamo un tempo difficile, la pandemia ha cambiato ogni cosa, ha reso difficili gli incontri, ci ha costretti  a restare in casa a gustare il silenzio, a pregare con maggiore calma e devozione, a meditare la Parola di Dio e a riscoprire gesti di cortesia e di tenerezza con i nostri cari. Siamo come costretti a scegliere l’essenziale per la nostra vita. Il tempo che ci è dato ci aiuta a riflettere sul dopo che già è iniziato (Papa Francesco). Ci sarà la fatica di raccogliere il gregge che si è disperso per la paura o de- cimato per il male, che in alcuni casi è stato inesorabile. Saremo impegnati a fronteggiare nuove forme di povertà e di emarginazione, impareremo a conoscere il grido di chi ha fame e chiede a noi e alla comunità un aiuto e un sostegno. L’impegno nella carità sarà la testimonianza più vera e coerente del mistero d’amore che ogni giorno celebriamo e della gratuità del ministero che ci è stato donato. Siamo stati Unti per vivere e testimoniare la carità pastorale, la via maestra per giungere alla piena conformità a Cristo, Sacerdote e Pastore. La carità pastorale, oltre ad essere una situazione interiore, è una scelta radicale che ci rende partecipi dell’amore del Signore per il gregge a noi affidato, apertura del cuore ai fratelli, a tutti i fratelli che necessitano di aiuto, conforto e accoglienza.

Accogliere oggi il grido dell’Apostolo ci fa riscoprire il fascino di essere nel segno della carità operosa, sacramento di Cristo Sposo e Pastore e di raggiungere tutte le periferie esistenziali, di approdare al cuore di quanti la società dell’opulenza, dell’individualismo e dell’indifferenza ha scartato. La carità pastorale ci farà dono dell’odore delle pecore, delle nostre pecore. Allora è il momento di farci presenti, di essere accanto ai nostri fedeli. Per tutti dobbiamo diventare un’esplosione di umanità e di tenerezza,: uomini che vanno, che stanno, che pregano, che amano e che sperano con la gente, la nostra gente, che ci vuole bene e attende una parola di speranza. Questa stagione di coronavirus, a ben guardare, con tutte le tragicità che comporta, si rivela come epifania di umanità, dove a regnare è la sola logica dell’amore.

“Cari fratelli – prosegue Padre Antonio – stiamo scrivendo, forse inconsapevolmente, una pagina di storia meravigliosa perché non c’è altro luogo per annunciare e testimoniare la carità se non la storia, il nostro oggi, adesso! Il popolo santo di Dio giudicherà questo tempo unicamente dalle opere di carità. Cari sacerdoti, come Padre e Pastore di questa Chiesa che fa esodo doloroso nel mondo, sento forte il bisogno di ringraziarvi per la testimonianza di carità che rendete alle nostre comunità. Grazie per le premure pastorali che mettete in atto giorno per giorno per essere vicini a chi soffre. Grazie per la vostra “fantasia” nell’“inventare” sempre nuove forme di vicinanza, di solidarietà e di tenerezza. Il Signore, Pastore buono e bello, sostiene la vostra fatica, vi conforta e riempie il cuore di gioia. Insieme a voi, desidero ringraziare anche i vostri collaboratori in questa opera di solidarietà: i diaconi, gli operatori caritas, i catechisti, i consigli pastorali parrocchiali e foraniali e quanti mettono a servizio dei fratelli le proprie energie e la personale generosità. La Madonna Santa, Madre nostra – ha concluso – sorrida alla nostra fatica e benedica il nostro impegno”.

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