Tribunale? Possibile, ma serve unità d’intenti. Geppino D’Amico: “Non sprechiamo anche questa occasione”

L’Emergenza Covid 19 ha reso ancora più palesi le gravi carenze strutturali del Tribunale di Lagonegro, e il dibattito sulla riapertura del Tribunale di Sala Consilina torna attuale grazie all’ipotesi del Tribunale del Parco, bocciata dal Vallo di Diano. “Non sprechiamo anche questa occasione”: è il senso del puntuale intervento del giornalista e storico Geppino D’Amico, che fotografa la situazione e ribadisce la necessità di compattarsi per il “bene comune”.

Tribunale? Possibile, ma serve unità d’intenti. Geppino D’Amico: “Non sprechiamo anche questa occasione”

TRIBUNALE? POSSIBILE, MA SERVE UNITÀ D’INTENTI. GEPPINO D’AMICO: “NON SPRECHIAMO ANCHE QUESTA OCCASIONE”

Pubblicato da Italia Due su Mercoledì 17 giugno 2020

TESTO DI GEPPINO D’AMICO

“Le notizie relative alle difficoltà logistiche in cui versa il Tribunale di Lagonegro con conseguente rallentamento dell’attività, e la proposta dell’on.le Federico Conte di riportare in provincia di Salerno il territorio del Vallo di Diano dando vita al Tribunale del Parco, hanno riaperto il discorso sul tribunale di Sala Consilina, soppresso nel 2013. Per molti si è trattato di uno scippo che ha provocato una ferita ancora aperta. 

Lunedì mattina c’è stata una conferenza stampa tenuta dagli avvocati Angelo Paladino (presidente dell’Associazione Giuristi Cattolici), Elisabetta Giordano (Comitato Nazionale per la riapertura dei Tribunali Soppressi), e da Franco Lamanna (Comitato Locale per il Tribunale). Eviteremo di ripetere quanto è emerso anche perché la redazione di Italia 2 ha dato ampio rilievo all’iniziativa. Su un dato sono tutti d’accordo: la proposta di istituire il Tribunale del Parco non interessa al Vallo di Diano, stanco di offrire trasfusioni ad altri territori. Il Vallo di Diano rivuole il suo tribunale alla cui storia hanno contribuito avvocati e giuristi del calibro di Giuseppe Mezzacapo ed Alfredo De Marsico. Non dimentichiamo che dopo la chiusura decisa da Mussolini durante il Fascismo il tribunale di Sala fu riaperto nel 1946 per espressa volontà di Palmiro Togliatti il quale, ritenendo la chiusura un atto punitivo, decise di rimediare al grave torto subito dal Vallo di Diano che non ha mai rinunciato all’idea di riavere il tribunale.

Nel 2016 l’associazione Giustizia Possibile, su suggerimento del Senatore piemontese Enrico Buemi, chiese ai sindaci dei 28 Comuni del Circondario di deliberare in favore del ripristino del Tribunale di Sala Consilina. Già allora, molti sindaci espressero il diniego all’ipotesi di accorpamento a Vallo della Lucania. Oggi sono in tanti a sostenere che la riapertura è possibile, sia perché l’accorpamento si è dimostrato un disastro politico e giuridico, sia perché già prima che scoppiasse la pandemia era stato riavviato a livello nazionale il discorso relativo alla chiusura dei 33 uffici decisa nel 2013.

Non essendo giuristi evitiamo di addentarci in simili disquisizioni; possiamo, però, porre alcuni interrogativi e formulare una proposta.  Chi ha seguito gli avvenimenti che negli ultimi decenni hanno portato alla chiusura del Tribunale e della Casa Circondariale (oggi, altra anomalia, Lagonegro è l’unico tribunale d’Italia a non avere un carcere) sa bene che uno dei motivi alla base della decisone assunta dal duo Severino-Birritteri, è dato dalla incapacità politica del territorio di parlare un solo linguaggio e di approntare una proposta unica. In pratica, si è preferito andare in ordine rigorosamente sparso. Sarebbe un delitto ripetere gli errori del passato. Ma è proprio impossibile riunire intorno ad uno stesso tavolo, avvocati, politici, amministratori e parti sociali del Vallo di Diano per discutere del problema e dare vita ad un’unica proposta, magari invitando anche l’on. Federico Conte. Chiamiamoli “Stati Generali”, termine con il quale nella Francia prerivoluzionaria, veniva denominata l’assemblea generale dei rappresentanti dei tre ordini dello stato, cioè clero, nobiltà e terzo stato. 

Se non piace il termine “Stati Generali”, visto che sono in corso non senza polemica quelli dell’economia indetti dal Presidente del Consiglio, parliamo di “Dieta”, che non è un programma alimentare da seguire per perdere qualche chilo, bensì il nome dato prima alle assemblee di alcuni popoli germanici, passato quindi a designare le assemblee politiche del Sacro Romano Impero dove affrontare problemi relativi alla guerra, alla pace ed alla legislazione. Se non va bene “Dieta” usiamo il termine assemblea, incontro, tavolo tecnico, ma qualcosa bisogna pur fare per non andare avanti a ruota libera.

La peggior decisione è quella di non decidere.   Ne era convinto anche Napoleone quando affermava che “Niente è più difficile, e pertanto più prezioso, della capacità di decidere”. Provi il Vallo di Diano a prendere una decisione unanime almeno stavolta. Ne va del futuro e del bene comune del territorio”.

GEPPINO D’AMICO

 

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