Locali da ballo e settore del pubblico spettacolo al collasso: l’allarme di Asso Intrattenimento

E’ catastrofica l’analisi di Elvio Di Matteo, delegato distrettuale per la Campania di Asso Intrattenimento, Sindacato Nazionale aderente a Confindustria che riunisce i locali da ballo italiani e gli imprenditori del pubblico spettacolo.

Un comparto che vale oltre 3 miliardi di euro, con oltre 3.000 aziende e 180 mila tra addetti e lavoratori è sull’orlo del fallimento!!

Siamo stati i primi già a fine febbraio, con grande senso di responsabilità, su richiesta del Governo, a chiudere le nostre discoteche e saremo gli ultimi a riaprire. Il problema, per noi, adesso diventano i tempi. Possiamo resistere ancora un altro mese, ma prorogare ulteriormente le date della ripartenza per noi significherebbe il fallimento delle nostre aziende.

Il Governo, ad oggi, non ha adottato alcun adeguato provvedimento per la tutela del settore dell’intrattenimento e dello spettacolo e non si è neppure preoccupato dei numerosi lavoratori del mondo della notte che sono per la maggior parte inquadrati come figure professionali atipiche: service luci e audio, tecnici, elettricisti, deejay, promoter, pierre, cassieri, guardarobieri, sicurezza, camerieri, barman ecc ecc e che, proprio per la loro particolarità, non hanno potuto accedere ad alcun tipo di ammortizzatore sociale e rimarranno senza lavoro e sostentamento per svariati mesi!

Il nostro non è un settore che si occupa di produzione di viti o bulloni, di produzione manifatturiera o di vestiario. Il nostro è un settore di servizi che coinvolgono direttamente il profilo interpersonale dei frequentatori che attengono alla cultura, allo spettacolo, alla socialità e all’aspetto ricreativo che costituisce quell’insieme di prospettive fondamentali per il benessere di ogni cittadino. Siamo parte integrante del prodotto turistico in quanto molte persone scelgono le località per trascorrere le vacanze anche in base all’offerta dell’intrattenimento.

Dalle notizie ufficiose sulle riaperture dei locali di pubblico spettacolo non ci sono mai belle notizie! C’è chi ha azzardato ad una ipotetica riapertura delle discoteche e dei locali di pubblico spettacolo a dicembre 2020, chi addirittura marzo 2021: date improponibili perché vorrebbe dire, che più del 60% delle nostre imprese, chiuderebbe i battenti per sempre.

Negli ultimi decenni il Governo ha avuto un atteggiamento del tutto ostativo utilizzando politiche sbagliate; esempio è la tassazione troppo elevata (noi ancora paghiamo l’Iva al 22%, il doppio di ciò che pagano invece teatri e cinema), le norme rigorose da rispettare per il rilascio delle Autorizzazioni di Pubblico Spettacolo, i serrati e continui controlli delle Autorità che hanno massacrato il settore delle discoteche e dei locali di pubblico spettacolo riducendo le nostre aziende a precipitare in uno stato di preoccupante stagnazione mentre nel frattempo si è permesso a locali non autorizzati come Lidi per la balneazione e Bar di svolgere la nostra stessa attività di spettacolo senza nessun tipo di controllo.

Abbiamo lavorato due mesi per far comprendere al Governo le criticità del nostro settore ma non abbiamo ricevuto nessuna risposta.

Avevamo delle grandi aspettative riguardo agli aiuti governativi al nostro settore, promesse a gran voce in vari incontri politici nei quali lo stesso Presidente di Asso Intrattenimento Il dott. Luciano Zanchi ha partecipato, ma quando i Decreti-legge sia di Marzo e di Aprile sono stati pubblicati ci siamo resi conto subito di come lo Stato non ha assolutamente fatto nulla per noi perché non ha compreso l’emergenza nella quale versano le nostre aziende ed i nostri dipendenti in questo momento storico.

Il nostro Presidente Luciano Zanchi, poiché delusi dalle iniziative del Governo Centrale che neppure si degna di riscontrare le nostre legittime e ripetute istanze, lo attacca duramente, e chiede alle singole regioni un riscontro. (vedi allegato Pec per Regione Campania)A più di due mesi dalla chiusura delle nostre aziende, il governo non ha ancora adottato alcun adeguato provvedimento per la tutela del settore dell’intrattenimento e del pubblico spettacolo.

DPCM e Decreti-legge annunciati e pubblicati in Gazzetta Ufficiale solo dopo giorni di attesa evidenziano strategie improvvisate, frutto di una chiara carenza di conoscenza del nostro particolare settore. Non hanno dato alcun segnale di conforto alle nostre aziende. Aziende che non si occupano di produzione di beni materiali: viti, bulloni o vestiti ma di attività che attengono alla cultura, allo spettacolo, alla socialità e al divertimento.

Nell’attuale drammatico contesto dove regna il più profondo caos e la più completa disinformazione è evidente ed inesorabile, il nostro settore, dedicato proprio alla socialità sarà l’ultimo a riattivarsi.

Prima che le persone possano e vogliano andare in discoteca, al teatro, allo stadio, ad un concerto, in vacanza trascorreranno molti mesi con inevitabili e totale perdita della produttività delle nostre aziende per l’intera stagione, per l’intero anno. Per il pubblico spettacolo il dramma non è la perdita di un mese o due di produzione ma il completo è già conclamato default per tutto l’anno 2020.

Il governo deve abbandonare strategie fondate sull’improvvisazione e prevedere concreti interventi per il nostro settore.

Chiediamo quindi di adottare con urgenza e nell’immediato quantomeno le seguenti iniziative:

  • emanazione di provvedimenti diretti risolvere la problematica relativa al versamento dei canoni di affitto degli immobili adibiti ad attività di pubblico spettacolo; è impensabile che le nostre aziende possano far fronte ai pagamenti degli affitti. Se il Governo non hai idee, si confronti con le soluzioni già predisposte da altri Stati europei, noi siamo a disposizione per proporre soluzioni;
  • previsione di una totale esenzione delle imposte e tasse, anche comunali, per le annualità 2020 e 2021 a beneficio di tutte le attività di pubblico spettacolo;
  • trattamento della Cassa Integrazione per i dipendenti del comparto almeno fino a tutto il 2020 per preservare le famiglie dei nostri addetti;
  • finanziamenti a fondo perduto per ogni azienda del settore per “permetterne la sopravvivenza” parametrati ai fatturati dell’anno 2019.

Mi chiedo, 90.000 addetti che abbiamo nel settore e altrettanti nell’indotto non valgono almeno come i dipendenti di Alitalia o di Ilva?

Ritengo, dunque, che solo in questo modo ci potrà essere la possibilità di mantenere vivo il nostro settore.

 

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